Era già stata rioccupata la gestione della piazza riminese dello sfruttamento della prostituzione dopo l’operazione del 10 maggio scorso che. In meno di un anno sono già tre le organizzazioni criminali che si sono alternate nel controllo dello sfruttamento.

Sfruttamento della prostituzione, sequestro di persona, lesioni aggravate in concorso. Sono
queste le accuse rivolte ai quattro fermati, di nazionalità bulgara, tra i 22 e i 29 anni, che avevano rimpiazzato l’organizzazione rumena smantellata nelle scorse settimane. Tra loro c’è anche una donna, una ex prostituta, che aveva il compito di controllare le sfruttate.

Quando da Modena hanno saputo la notizia, il 10 maggio scorso, hanno pensato che fosse arrivato il loro momento. Quel giorno la squadra mobile riminese aveva comunicato di aver smantellato l’organizzazione di sfruttatori rumeni che avevano preso il controllo del mercato del sesso a pagamento per le strade riminesi. A Modena l’organizzazione in questione, stavolta bulgara, aveva ripiegato dopo il suo arrivo nel febbraio scorso, dopo aver constatato che in città dominava quella rumena. Avevano lasciato qui una persona a controllare la situazione: un 29enne finito in carcere insieme agli arrestati dell’altra operazione della squadra mobile.
Liberata la piazza, i bulgari hanno piazzato in strada le loro ragazze. Una 40tina, portate in Italia con la promessa di un lavoro da badanti.In pochissimi giorni, dunque, era avvenuto quello che del resto era successo dopo l’operazione Subura, nel 2009: appena un’organizzazione criminale lascia, ce n’è un’altra pronta a prendersi quello cheil capo della squadra mobile Nicola Vitale chiama il “diritto di marciapiede”. Per gli inquirenti, che hanno ricostruito il filo tra Modena e Rimini, è stata utile la coraggiosa denuncia di una delle ragazze sfruttate. Una 23enne che una sera, nel marzo scorso, stanca della prigionia e delle violenze, da un cliente si è fatta accompagnare alla stazione di Modena. E’ salita sul primo treno per Rimini, l’unica città che aveva conosciuto nell’incubo del suo soggiorno italiano, ed è andata dritta in questura.
Di qui è partita l’identificazione, per le strade modenesi, di ragazze e sfruttatori. Dati poi incrociati con quelli della questura riminese, dove nel frattempo si era trasferita una parte dell’organizzazione, che hanno fatto scattare i nuovi arresti.

Fonte: NewsRimini.it

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